Il processo di elaborazione
Il lutto può essere definito come un’insieme di reazioni psichiche e fisiche che seguono una perdita. Lutto deriva dal latino luctus (da lugere, piangere) ovvero: “pianto, afflizione profonda causata dalla perdita di una persona cara”.
Più o meno sappiamo cos’è anche senza andare a cercare sul vocabolario, perché a tutti prima o poi accade di perdere una persona cara, un conoscente, un amico, un parente.
Quello che spesso non sappiamo è che non elaborare il lutto può portare a risvolti anche patologici, laddove il dolore diventa pervasivo, e ci accompagna nella vita di tutti i giorni. Laddove la perdita si costella di silenzi, di paure, sensi di colpa non elaborati.
Nell’immagine qui sotto trovi riportate le fasi del lutto, prima di leggerla considera che è uno schema molto semplificato e che le fasi non sono rigide, ma anzi, nel corso dell’elaborazione del lutto possono ripresentarsi più volte e in modo non sequenziale.
Spesso le persone mi chiedono: quanto tempo ci vuole ad elaborare il lutto? In realtà non c’è una risposta univoca, perché ognuno porta se stesso e il proprio vissuto precedente al lutto (oltre che lutti passati), ma si può dire che generalmente un disagio pervasivo che supera i 6 mesi può considerarsi a rischio di lutto complicato.
Il mito di Eco e Narciso
La leggenda di Narciso ed Eco racconta la storia di due opposti. Narciso si mostra incapace di guardare al di là di sé ed Eco incapace di aver cura di sé stessa. Entrambi si comportano in modo sbagliato: Eco non riesce a concentrarsi su di sé, Narciso non vede l’altro all’infuori di se stesso. Si mostrano così come due facce della stessa medaglia.
Possiamo affermare che il lutto del mito di Eco è rappresentato dalla trasformazione della sua voce in eco, ovvero l’impossibilità di esprimere il proprio dolore eccetto che attraverso suoni.
Il lutto di Narciso invece si manifesta attraverso la morte per l’amore impossibile e la sua trasformazione in un fiore, simbolo di bellezza che cela un dolore profondo.
Infatti, prendersi cura di se stessi passa spesso da questi due sentimenti opposti (saper vedere e sapersi ascoltare). Così come non ci può essere amore autentico se non c’è amor proprio (quantomeno è necessario che siano presenti le basi), non si può elaborare il lutto se non lo guardiano con onestà, per poi poterci prendere cura di noi stessi.
Nella nostra società il lutto purtroppo non è ben visto, sebbene si nasca e si muoia ogni giorno (metaforicamente, ma non solo…). Infatti il sonno può sembrare in qualche modo legato a uno stato di buio (morte) cosciente. Se ci pensi infatti dormire è un po’ abbandonarsi all’ignoto.
Lo dice anche Terzani:
La sola esperienza paragonabile alla morte è quella del passaggio dal normale stato di veglia al sonno.
Ognuno può farsene un’idea prestando attenzione a quell’attimo, restando fino all’ultimo cosciente.
(Tiziano Terzani)
Anticamente vita e morte erano celebrate come un ciclo unico, oggi il rapporto fra vita e morte è spesso evitato e, addirittura negato. Ci troviamo così a vivere dei lutti che ci allontanano dall’essenza, dal messaggio di vita che tiene in seno il lutto.
La notizia buona è che…
Un’esperienza di lutto in verità è una via di crescita, cambiamento, trasformazione. Abbracciare l’elaborazione del lutto, per quanto dolorosa, ci donerà grande ricchezza, crescita e trasformazione.



