Cos'è il desiderio genitoriale?
Nel momento in cui una coppia decide di intraprendere la strada della genitorialità, entrano in gioco molti fattori: personali, relazionali e culturali. Un miscuglio di paure, speranze, aspettative si proietta di fronte allo sguardo dei futuri genitori.
L’esperienza della gravidanza è un evento complesso e profondamente soggettivo, le aspettative e i desideri della madre, del padre e del contesto sociale possono essere anche molto diversi e non sempre consapevoli.
Possiamo però partire da un primo interrogativo, ovvero: da dove nasce il desiderio di diventare genitori?
Il desiderio genitoriale è un aspetto spesso considerato profondo, innato e legato a emozioni empatiche, non è detto però che sia un desiderio condiviso, né che avvenga in coppia.
Possiamo individuare delle differenze di genere, anche legate a fattori culturali, oltre che biologici. D’altronde una donna sa di avere un tempo più limitato biologicamente, rispetto a un uomo, per quanto i fattori di infertilità possano influire su entrambi i sessi.
Nella nostra società si ritiene spesso che diventare madre sia un passo essenziale nello sviluppo dell’identità femminile. Non esiste però alcuna prova chiara di una base biologica/ormonale legata ai sentimenti materni. Così come l’istinto materno, spesso comunemente discusso, non spiega in modo certo, né univoco il desiderio di gravidanza.
Il mito dell’istinto materno
Quando usiamo l’espressione istinto materno lo facciamo, nella maggior parte dei casi, per sottolineare una presunta predisposizione innata all’accudimento dei figli, una sensibilità istintiva alle loro esigenze e bisogni. Un comune esempio di istinto materno è quello del riconoscimento della voce del proprio bambino/a fra il pianto di altri bambini.
Da questo punto di vista però, sembra che il solo fatto di essere donna renda automatico anche un saper fare, sapersi comportare nella maniera giusta e sapere anche cosa provare e cosa no…
Purtroppo però l’accettazione del concetto di istinto materno scarica sulle donne il peso di un presunto e innato saper fare che non sussiste, nei fatti. Ecco che inevitabilmente le donne saranno portate a sentirsi inadeguate e sbagliate, se non saranno in grado di indossare questo istinto e tutto ciò che ne consegue.
Se si lamenteranno di non dormire, di essere stanche, di non riuscire ad allattare e se non proveranno subito amore per il loro bambino/a verranno etichettate come madri snaturate.
Eppure queste donne hanno avuto la stessa formazione scolastica dei loro compagni maschi, senza contare che non hanno nemmeno vissuto alcuna esperienza di accudimento (come invece avveniva in passato). In altre parole, non sono state addestrate alla maternità.
Viene da sé che la competenza materna, non si può restringere solo ad un innato istinto.
Montessori, nel 1950 ne Il segreto dell’infanzia, scrisse che l’istinto di maternità non è collegato solo alla madre (anche se procreatrice diretta della specie), ma è presente nei due genitori e talvolta pervade tutta la società.
Le affermazioni di Montessori dovevano suonare scandalose al tempo, ma ancora oggi faticano a trovare la loro strada nella nostra epoca.
C’è un proverbio africano che recita:
Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.
Evidenziando l’importanza di una rete di supporto che include: la famiglia, la comunità e altre figure che contribuiscano alla sua crescita emotiva, sociale e fisica del bambino/a.
Desiderio parterno e istinto paterno…
Chiaramente esiste anche un desiderio paterno, che non è socialmente e culturalmente legato solo alla soddisfazione/accettazione passiva del desiderio materno.
Fortunatamente sempre più uomini si interessano e sono ugualmente capaci di prendersi cura dei figli e, sempre più di frequente, lo fanno. Partecipano al parto e si, anche al desiderio genitoriale.
Si può dunque parlare anche di istinto paterno, così come da molto tempo ormai si parla di quello materno?
Culturalmente si è portati a pensare che non esista questo desiderio, che invece sia passivo, nonché imposto dalla donna e dalla società, perché bisogna mettere su famiglia.
In verità il desiderio di diventare padre è legato a motivazioni affettive e personali, oltre che alla propria storia di vita passata e presente. Non solo, possiamo riscontrare che compaiono anche nella mente dei futuri papà fantasie e sogni del proprio “figlio ideale”.
Il desiderio di paternità, dunque, appare più forte di quanto il senso comune ci porti a credere.
La sociologa Laura Zanatta ha affermato:
Non credo agli istinti, né materno né paterno. Negli atteggiamenti umani il fattore culturale prevale su quello naturale. E se fosse la natura, e non la cultura, a dettar legge non si spiegherebbe il grande cambiamento dei padri che indubbiamente c’è stato.
La psicologa Anna De Vanna Coppola ritiene che sia meglio parlare non di istinto, ma di desiderio di paternità.
Michela Marzano, filosofa, scrittrice ed ex-politica, sostiene che la maternità sia quella vocazione che si può avere o meno, indipendentemente dal fatto di avere o non avere figli. Una vocazione che permette di creare legami, sostenere, proteggere, incoraggiare, accompagnare (…). Secondo la Marzano, in altri termini, la maternità è universale, a patto di uscire dalle vie anguste della biologia o del diritto e di entrare nel percorso simbolico della creatività e della trasmissione. L’amore materno risulta indipendentemente persino dal sesso, dal genere e dall’orientamento sessuale.
Per concludere, brevemente, possiamo affermare che il desiderio genitoriale è legato sia a motivazioni personali, di genere, culturali ed ambientali. E’ un argomento tanto affascinante quanto complesso.
Genitori non si nasce, ma si diventa.
Soprattutto oggi, con tutte le sfide che la società porta con sé. Nella nostra società alle madri e ai padri, senza precedenti esperienze, deve essere insegnato come nutrire e prendersi cura di un bambino/a. In altre parole: genitori si diventa e lo si dovrebbe diventare con il supporto e il sostegno della comunità che ci circonda.



