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5 False credenze sull’Arteterapia

Stereotipi, false credenze guidate da timori diffidenze e…

Ispirandomi a questo articolo, ho pensato di raccogliere le 5 false credenze sull’arteterapia e counseling espressivo, che mi è capitato di sentire in giro in questi anni. Spero possano essere uno spunto di riflessione e di apertura a questo mondo.
Lisa Massei

verdure miste1. L’arteterapia è per bambini

La tendenza comune è quella di pensare che le arti siano rivolte esclusivamente ai bambini e/o agli “artisti”. Il counseling espressivo si rivolge anche (e soprattutto, aggiungerei) agli adulti, sia in contesti individuali che di gruppo. Per quale ragione? Perché usare tecniche creative ci può aiutare a metterci in contatto con la nostra parte più bambina, creativa, giocosa. Ciò facilita la libera espressione e potenzia gli insight (ovvero l’intuizione, la presa di coscienza improvvisa).

2. Non so disegnare, non posso partecipare

Per partecipare a sessioni di arteterapia o counseling espressivo non sono richieste competenze specifiche, eccetto che la voglia di mettersi in gioco. Non conta l’estetica ma cosa voglio esprimere con il mio elaborato.

art-counseling043. A che serve l’arteterapeuta, posso fare arteterapia da solo?

Si possono fare tante cose da soli per autoconoscersi e mettersi in discussione, l’importante è saper individuare i propri limiti e distinguere fra una sperimentazione e un percorso professionale.  Queste due parole sono secondo me il cardine della questione per differenziare fra un percorso di autoaiuto e un percorso di crescita personale con la guida di un professionista esperto e adeguatamente formato.
L’arteterapeuta qualificato ha acquisito una conoscenza approfondita della comunicazione non verbale e del processo artistico, crea un ambiente che facilita la relazione, quindi l’espressione e l’elaborazione di emozioni e vissuti profondi.

 L’arteterapeuta offre aiuto e sostegno nell’uso dei materiali e delle tecniche, è a fianco dei partecipanti per creare uno spazio/contenitore dove essi possano sentirsi in un ambiente protetto.
Il training formativo mette in grado l’arteterapeuta di lavorare in diversi ambiti della prevenzione e della patologia: dalle scuole ai servizi psichiatrici, dagli ospedali alle comunità di recupero, a favore di bambini e adolescenti, adulti e anziani.

4. In una sessione di arteterapia si colora e si dipinge

art-counseling05Non necessariamente. Dipende dall’approccio del conduttore. Nel mio caso, l’approccio integrato unisce varie discipline, come la musica, la scrittura, le tecniche artistiche pittoriche ma anche collage, manufatti ecc… Rilassamento psicocorporeo, tecniche immaginative e di teatro.

5. Che differenza c’è fra arteterapia e counseling espressivo (o art-counseling)?

Il counseling espressivo (o art-counseling) attraverso l’utilizzo del linguaggio dell’arte, aiuta ad esplorare e riconoscere le proprie emozioni, favorendo l’auto-consapevolezza. L’approccio integrato non è di tipo interpretativo. Il counseling opera con persone che non hanno patologie, l’operatore può operare con persone con disturbi psichici solo se in equipe con altri professionisti specializzati.

Il counseling espressivo è una forma di arteterapia centrata sulla persona, lavora cioè sul favorire la creatività, le capacità comunicative e relazionali e le proprie potenzialità.

Rispetto alle artiterapie in genere il counseling espressivo si distingue per quel che concerne la tecnica, la verbalizzazione post elaborato avviene con tecniche non interpretative anche se esplorative non sono di tipo regressivo, ma è un lavoro fatto nell’ottica del benessere del qui ed ora.

Lisa Massei

5 false credenze sull’Arteterapia

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